“Raghad, Regina di Nertita” fiaba di Luana Silighini. Recensione di Franco CAPELVENERE

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di Franco Capelvenere

Questa è la storia di quella bambina diabetica, in “viaggio” con il padre e le due sorelline, da Aleppo (Siria) alle coste della Sicilia, in fuga dalle violenze della guerra. Di questa storia, che non è inventata, ne hanno parlato tutti i giornali, quando la bimba, a seguito di un attraversamento in mare assai avventuroso, assalita da un coma diabetico, non ha potuto ricevere dal padre i necessari soccorsi, perché gli scafisti buttarono a mare, per sfregio e non per necessità, gli unici bagagli della famigliola: i due zaini che contenevano le dosi di insulina da iniettare alla piccola malata. Questa storia, che ha commosso tutti gl’italiani, è stata ora ricostruita da Luana Silighini, giornalista e fotoreporter, in una toccante fiaba dal titolo “RAGHAD, REGINA DI NERTITA”. La bimba, come si ricorderà, a seguito di un coma dovuto a ipoglicemia, cioè l’abbassamento improvviso dei valori del diabete, morì nel barcone tra le braccia del padre che piangeva disperato vedendo i due zainetti che contenevano l’insulina allontanarsi tra le onde. Il padre, come atto estremo, si buttò a mare e cercò di recuperare i due zainetti ma, quando li portò a bordo, scoprì che il contenuto era inservibile perché bagnato. La mamma non era con lei. Era rimasta ad Aleppo e in seguito si sarebbe ricongiunta alle figlie e al marito. Il ricordo della mamma lontana è stato sicuramente uno dei momenti più commoventi dell’intera tragedia, perché la bimba, morendo, sussurrava il nome della mamma. E aggiungeva tra i brividi di freddo: “Papà, aiutami”. Questi, nel vano tentativo di un ultimo soccorso, la sorreggeva stringendosela al petto ma tutto fu vano perché la piccola che aveva 12 anni spirò tra le sue braccia. Il padre la tenne stretta finchè il corpo era ancora caldo sperando che si rianimasse, ma, quando comiciò a irrigidirsi, i due inumani scafisti imposero al padre, piangente, di buttare a mare la figlia dentro un telo. Quando giunsero, finalmente, a destinazione, soccorsi da un mercantile di passaggio, sembrava che tutto fosse passato inutilmente. Questa è la trama della fiaba scritta dalla Silighini, con registro linguistico molto creativo, che sta avendo un grande successo anche tra i critici e nel web come e-book. La fiaba è, in pratica, il debutto letterario della giornalista che dimostra di avere una sensibilità molto acuta e le espressioni giuste per raccontare fatti di questo genere. Naturalmente l’autrice ha cambiato il nome sia della bimba che della famiglia e ha voluto creare tutto un mondo fantasioso attorno a questa bimba che, gettata negli abissi del Mediterraneo, ritrova vita nel mondo sommerso, dialogando con i pesci che subito fanno amicizia con lei. Anche i dialoghi tra la bimba e i pesciolini sembrano scritti con molta maturità dalla Silighini che sicuramente è stata toccata al cuore dall’intera vicenda. In fondo, per uno scrittore, è molto facile, nella elaborazione del testo, di immedesimarsi nel o nella protagonista del proprio racconto. E non è escluso che alcune pagine siano state scritte attraverso un velo di lacrime, dal momento che Luana Silighini è una donna assai sensibile a fatti come questi. Ne è venuto fuori, dunque, un racconto moderno, perché attinge i particolari dai fatti di cronaca, ma che è sublimato da un forte stato emotivo che è facile riscontrare leggendo queste pagine. Si legge tutto d’un fiato perché il ritmo è molto sostenuto e le espressioni usate per i dialoghi, soprattutto col padre e poi nella seconda parte con i pesciolini del Mediterraneo, sono toccanti e colpiscono al cuore tutti i lettori più sensibili. L’autrice avverte che la fiaba è destinata ai ragazzi della stessa età della povera bimba siriana, morta non solo perché fiduciosa di arrivare a destinazione ma anche perché da questa destinazione sperava di ottenere gli aiuti necessari non a guarire, perché dal diabete non si guarisce, ma a trovare bravi medici in grado di alleviarle le sofferenze di un percorso che sperava lungo come era giusto che fosse la vita di una bimba di 12 anni. La fiaba, intanto, viene presentata ai ragazzi delle scuole medie e ai loro insegnanti.

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